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Un articolo del "Popolo Cattolico"
No alla pratica istituzionalizzata del doping nello sport: questo il messaggio pervenuto durante l’interessante conferenza tenutasi venerdì scorso 23 aprile presso l’aula Magna del liceo scientifico “Galilei” di Caravaggio. Presenti alla conferenza il consigliere delegato allo Sport di Treviglio, dr. Federico Merisi, due campioni olimpici della squadra nazionale di ginnastica artistica, Alberto Busnari e Matteo Morandi. Ha introdotto la conferenza, alla presenza di un numeroso pubblico di studenti del triennio liceale, il prof. Giorgio Colombo, docente di educazione fisica del liceo “Galilei” e organizzatore dell’iniziativa. “Il ricorso al doping nella pratica sportiva” rientra tra gli argomenti oggetto di studio da parte degli studenti che affronteranno il prossimo Esame di Stato a giugno. E’ una tematica che offre l’occasione per una seria riflessione sul valore dello sport e sulla salute in generale: il messaggio che si vuole far pervenire ai giovani - spiega il prof. Colombo – è quello di avvicinarsi allo sport in modo responsabile, coscienti del fatto che la pratica sportiva deve essere innanzitutto un fattore di benessere psicofisico”.
Il doping è purtroppo diffuso nel mondo sportivo – e la tragica vicenda di Pantani o le recenti condizioni fisiche di Maradona, costituiscono l’aspetto più evidente di questo fenomeno: tuttavia non tutto lo sport agonistico può essere criminalizzato.
“Il ricorso a pratiche dopanti per ottenere risultati sportivi più elevati - chiarisce il dr. Merisi – non è limitato alle fasce alte dei praticanti o agli atleti più in vista: spesso è anzi vero il contrario. Il ricorso a farmaci e ad agenti chimici che possono originare dipendenze e patologie diventa quasi una pratica per coloro che vogliono raggiungere determinate prestazioni sportive in breve tempo. E’ necessario piuttosto un allenamento costante, un’alimentazione equilibrata e molta volontà per fare un campione. In pratica la struttura fisica in sé e per sé non è e non può essere sufficiente a creare un campione”.
Volontà e allenamento, azione razionale e “pulita” della pratica sportiva di cui sono stati testimoni i due atleti presenti alla conferenza: Alberto Busnari e Matteo Morandi, membri della squadra nazionale di ginnastica artistica, recentemente vincitori ai campionati europei di Lubjiana –rispettivamente della medaglia d’argento e del bronzo – nonché campioni olimpici e candidati alle prossime Olimpiadi di Atene 2004.
La loro testimonianza ha offerto l’occasione per ribadire che una pratica sportiva corretta basata sull’antico motto latino del mens sana in corpore sano, non è sinonimo di facile retorica o di una semplicistica affermazione: “L’essere atleta è un passaggio della nostra vita – interviene Alberto Busnari (26 anni, originario di Melzo) – non è giusto far uso di sostanze dopanti soprattutto per rispetto di noi stessi, del proprio corpo... fare sport deve essere prima di tutto un piacere; alterare le prestazioni sportive significa innanzitutto alterare e falsare la propria vita”.
Lo sport “deve essere un piacere”, ma è anche frutto di un duro e continuo allenamento, di un lavoro razionale, mirato al raggiungimento graduale di importanti risultati. Matteo Morandi, 23 anni di Vimercate, anch’egli affermato campione olimpico, racconta con spontaneità e convinzione come la sua vita dall’età di 5 anni sia stata un cammino graduale verso la pratica sportiva: “dopo i primi passi in palestra, dagli 8 anni in poi, quando gli allenatori hanno intuito le mie possibilità, a 15 anni sono entrato nella squadra nazionale juniores e da qui nella squadra che parteciperà alle prossime Olimpiadi di Atene 2004”. Reduce, insieme a Busnari, dai recenti campionati europei della scorsa settimana, l’atleta spiega che il raggiungimento di determinati risultati è possibile solo attraverso un costante allenamento (dal lunedì al sabato per 6 ore al giorno), attraverso la determinazione, la forza di volontà. L’impiego di farmaci, agenti chimici e materiali biologici per conseguire un vantaggio agonistico significa gonfiare il proprio corpo, andare incontro a chissà quali danni futuri per la propria salute, esporsi a rischi permanenti o addirittura mortali. Lo sport deve essere sinonimo di salute, di benessere psicofisico: non può essere negazione di vita, perché dietro lo sportivo, c’è l’uomo, non solo macchina di muscoli perfetti, ma essere razionale.
Giovanna Bassetta