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Alessia Olivini
Lunedì 6 marzo alcune classi del Liceo Galilei hanno assistito alla rappresentazione della commedia di Oscar Wilde “L’importanza di chiamarsi Ernesto” al teatro Carcano di Milano. Oscar Wilde ha concentrato in una commedia di tre atti molti spunti di riflessione che sono attuali ancora oggi.
La pièce teatrale è stata interamente recitata in lingua inglese dagli attori della compagnia “palchetto stage”; per questo è stata un’ottima occasione per noi studenti per allenare la conoscenza della lingua. Innanzitutto ogni testo viene gustato molto megliose letto o ascoltato in lingua originale, perché se ne percepiscono la musicalità e i giochi di parole. Quest’ultimo aspetto è molto importante proprio in questa commedia, il cui titolo inglese è “The importance of being Earnest”; la parola Earnest ha due significati in questa lingua: se scritta Ernest è il nome proprio Ernesto, se scritta “earnest” significa onesto.
Sia il nome che la caratteristica dell’ onestà sono i cardini su cui si gioca la commedia, ma il gioco di parole non può essere reso in italiano. I due giovani protagonisti della commedia fingono di chiamarsi Ernesto per far innamorare di sé due ragazze (Cecily e Gwendolen); dopo varie vicende le ragazze scoprono che i due uomini si chiamano in realtà John e Algernon.
L’unica soluzione possibile sembra quella di un nuovo battesimo a nome Ernesto, ma i matrimoni vengono impediti. La conclusione è a lieto fine: John scopre di chiamarsi in realtà Ernesto e di essere fratello di Algernon; a questo punto i due matrimoni possono aver luogo e John – Ernesto scopre l’importanza di chiamarsi Ernesto e di essere onesto.
È importante poi assistere a rappresentazioni in inglese perché così si entra davvero in contatto con la lingua realmente parlata; ciò vale in modo particolare per gli studenti dell’indirizzo scientifico che, dato lo scarso numero di ore di inglese, non possono avvalersi della presenza di un lettore madrelingua, ma solo dei professori italiani.
La commedia è divertente, perché basata su un umorismo sottile che ironizza sulla morale borghese del periodo, sulle sue convinzioni futili, i suoi costumi e il suo esagerato attaccamento alla moda del momento (ad esempio Gwendolen prende il tè senza zucchero perché il dolcificante non è di moda fra le famiglie più altolocate). Oscar Wilde ha concentrato in una commedia di tre atti molti spunti di riflessione che sono attuali ancora oggi: la trama porta a riflettere sull’ “importanza di essere onesti”; infatti tutti i guai capitati ai due protagonisti maschili sono stati causati dalla loro disonestà verso le ragazze amate.
La commedia è centrata inoltre sull’abitudine di ostinarsi su questioni banali e di crearsi ostacoli che sembrano insormontabili per questioni futili: una volta scoperto che non sono fidanzate con la stessa persona, ma che nessuno dei due uomini si chiama Ernesto, le due giovani ritengono di non potersi più sposare proprio a causa del nome.