Pubblicato più di un anno fa
Marco Saccardo
Mi scuso se non sono un gran lettore. Mi scuso se non amo leggere. Mi scuso se spesso fingo di leggere qualcosa che mi viene richiesto solo per evitare polemiche. Mi scuso se non riesco a scivolare tra le pagine di un libro per viverne ogni singola parola. Mi scuso se continuerò ad esprimere il mio parere nonostante possieda una ridotta cultura. E poi mi scuso con me stesso, se ci sono cose che non scoprirò mai. È vero, io non sono un lettore, o almeno, non sono uno che passa le sue ore sdraiato su un'amaca, o seduto su una panchina in un parco, o rannicchiato nell'angolo di una stanza a fare comunque una sola cosa: leggere.
Ho deciso di usare il mio tempo in maniera diversa, senza mai fermarmi, concentrandomi sui sensi puri, come ascoltare, guardare, riempiendomi il cranio di impulsi esterni, calcolando ogni giorno tutte le mie mosse con un solo fine: non fermarmi, non udire quel silenzio insopportabile, non pensare. O almeno farlo il meno possibile.
Certo, anche i film e la musica possono dare molto da pensare, ma dopo un'attenta selezione e un po' abitudine si può facilmente farne a meno. Vero, vero come l'acqua che cade in migliaia di gocce quando piove: scende dritta, correndo per la sua strada, viene assorbita dalla terra, o forma pozzanghere o si raccoglie in canali, fossi, fiumi, ma ad ogni modo scorre indifferente. Dà il mare, nutre piante, animali, noi tutti, ma in maniera talmente indiretta per l'uomo che vive, da non prendere spazio nella coscienza. Tuttavia accade che un acquazzone improvviso ti prenda del bel mezzo di una passeggiata, e allora la senti l'acqua, fredda, fitta, pungente, abbattersi su di te, colpendoti, facendoti provare sensazioni. Anche con una canzone può accadere, in maniera inaspettata, ma non ti piove sempre addosso. Non ho tempo per leggere. Non ho tempo da poter rubare alla mia vita per poter vivere quella di qualcun altro, non ancora almeno. Forse non sono abbastanza insoddisfatto da vivere in qualcun altro, o forse non voglio sapere se lo desidero. Prima di dedicarmi ad un'altra esistenza, una storia già scritta, devo prima pensare a me: la vita è un investimento che va amministrato ed organizzato abilmente, perché il destino ce lo creiamo con le nostre scelte. Siamo noi a scrivere questo libro.
Non leggo perché preferisco avere un rapporto diverso con le cose: se voglio imparare, preferisco farmi insegnare da qualcuno che possa guardare negli occhi, da cui possa ricevere risposte alle mie anche più banali domande; se voglio gettare la mia mente in una storia, preferisco vederla, sentirla, non estrapolarla da pagine bianche macchiate di inchiostro. Io sono per il contatto diretto, io credo nelle emozioni vere, senza tramiti, libere di nascere e di scorrerti per il corpo, con violenza o incantevole dolcezza, ma voglio sentirne l'odore.
Ho scelto di vivere in un mondo materiale, dove tutto è ciò che vedi, dove non devo sforzarmi di immaginare una cosa, perché non voglio sbagliare, non voglio crearmi nella mente qualcosa che non è esattamente come realmente è. Credo a ciò che tocco, e non ascolterò mai un libro che mi parla di cose infilate in pensieri stampati.
Probabilmente queste non sono altro che semplici scuse, o piccole e marginali verità. Ma la realtà è una sola: io sono inaccontentabile.
Quanti film mi hanno dato da pensare per giorni, quante canzoni accendono in me ricordi e un incendio di emozioni ogni volta che le ascolto. Quante volte mi capita di voler passare in libreria per vedere se trovo un libro da poter divorare in una sola lunga e coinvolgente sensazione.
Lo ammetto, mi piace leggere e in me conservo il ricordo di libri fantastici, ma sono troppo esigente e lunatico.
Per la maggior parte della mia vita non mi curo dei risultati che ottengo, o di quanto scarso sia il mio impegno in qualsiasi iniziativa, ma quando si tratta di qualcosa che mi sta a cuore, che mi piace, allora divento molto esigente, forse troppo. In quei casi mi trasformo, divento più vero, più autentico, più io: nulla deve fermarmi, ogni risorsa può essere utile al raggiungimento del mio obiettivo, e mi riempio di aspettative. Divento davvero in accontentabile. È in quei momenti che il mio "comunque vada non m?importa" diventa il duro "piuttosto che non farlo veramente bene, non lo faccio" così da non intraprendere tantissime iniziative per il mio severo livello di critica.
Adoro disegnare, è una mia vera passione, non posso farne a meno, ma mentre lavoro sul foglio, fatica, frustrazione e noia pesano su di me come enormi massi, eppure appena smetto sento l?irrefrenabile bisogno di ricominciare. Così mentre leggo, sudo ogni pagina, volo trasportato dalla fantasia delle parole, sento lento il tempo passarmi nel corpo come palline di piombo, vengo rapito dalla sublime bellezza del racconto.
Vivere questo paradosso è molto faticoso, ed è quindi una cosa che non mi concedo spesso e facilmente. Sono costretto a scegliere con grande selezione le letture a cui dedicarmi, che col tempo sono diventate sempre meno, hanno smesso di essere vani tentativi di letture incompiute, personaggi fermi nella raggelante immagine di una storia abbandonata, fino a diventare oggetto di eventi eccezionali. Ho smesso di provare il cieco entusiasmo che provavo da piccolo, ho smesso di gettarmi in ogni avventura mi passasse per la testa. La vita è un investimento, ed io ho deciso di usare il mio tempo in maniera diversa, senza mai fermarmi, contando sui sensi puri, come ascoltare, guardare, riempiendomi il cranio di impulsi esterni, calcolando ogni giorno tutte le mie mosse con un solo fine: non fermarmi, non udire quel silenzio insopportabile, non pensare.
(articolo scritto per lafragola.it nell'anno scolastico 2003/2004)
