12 marzo 2004 - 11:57

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Elena Pecora

"Lasciateci fare la guerra in pace". Ecco lo slogan di un perfetto gruppo di softgunners. I softgunners sono i giocatori del tanto contestato softair, la simulazione di guerra. È uno sport, se così lo si può definire, particolare. Per comprendere le motivazioni che possono spingere a praticarlo e per cercare di capire cosa vuol dire e cosa comporta essere un softgunner, ci siamo rivolti ad uno di loro, che ha preferito restare anonimo.

Prima di tutto cos'è il softair?

Si tratta di uno sport che consiste nella simulazione di scontri armati. I giocatori generalmente si dividono in due squadre, ovviamente armate, che si prefiggono il raggiungimento di un obiettivo (conquista di una bandiera avversaria, di una posizione, il mantenimento di una postazione, la liberazione di un prigioniero ecc.) da perseguire in un tempo prestabilito. Per far questo è previsto l'uso di varie e diverse tattiche, come camuffarsi o fare del fuoco di copertura.

Come hai fatto a scoprire questo sport? Cosa ti ha spinto a intraprenderlo?

Ad essere sincero mi sono sempre piaciute le armi e da piccolo anch'io giocavo spesso "alla guerra". Poi, tramite una rete di amici che ne conoscevano altri che praticavano il softair, sono venuto a sapere che esisteva questo sport, e l'idea mi ha subito attirato. Possiamo dire che ho iniziato a giocare per caso.

La domanda è d'obbligo: tu pratichi uno sport di guerra, ma cosa ne pensi? Cosa diresti se dovessi esprimere un giudizio?

Per me è uno sport bellissimo, un po' faticoso ma bello. Alcune volte è causa di liti, ma non è mai successo niente di grave. Naturalmente è bello e divertente, se visto nell'ottica del gioco in sé: non deve essere un modo alternativo per sparare o per "esercitarsi" a far guerra.

Perché allora sei andato a cercare il divertimento nella guerra e non in un altro sport?

Anzitutto perché, come ho detto, è una "passione" che ho fin da piccolo, poi perché quando giochi è tanta l'adrenalina che provi, ad esempio a strisciare tra "nemici" senza essere visto. Oppure è molta la paura che hai quando corri allo sfinimento per non essere preso. Senza contare che - cosa non meno importante - rispetto ad un altro sport come il calcio qui tutti sono uguali. Non c'è quello più bravo che gioca sempre e quello che sta in panchina. Qui uno che ha il fucile più bello del mondo può anche essere abbattuto da uno che ha un fucile di seconda mano.

Allora per te è uno sport come tutti gli altri?

Mi chiedo come uno sport così violento, nel quale, anche se per finta, devi sparare, possa essere considerato uno sport "normale". In sostanza sì, per me è uno sport come tutti gli altri. Certo è particolare, perché usa le armi, perché prevede l'uso di tattiche di guerra, ci si nasconde, si fugge, ma di fatto è uno sport. Sì, è uno sport violento, ma il gioco non ti cambia o meglio, non ti deve cambiare. Non deve diventare un modello di vita, un'ossessione. La violenza c'è, ma non è il gioco che ti porta ad essere violento. Mi spiego meglio:chi intraprende questo sport è consapevole del fatto che è uno sport violento, ma è una persona che comunque se la sente di farlo. Comunque c'è da dire che alla fine del gioco, finisce anche la violenza, e se qualcuno è violento al di fuori del gioco, non è perché lo pratica.

Ma comunque "spari" sempre a delle persone...

Sì, hai ragione, ma siamo tutti consapevoli che è una simulazione. Le armi che usiamo sparano delle palline di plastica e tutti sappiamo che quando spariamo a qualcuno, quello che è stato "abbattuto" si rialzerà ancora. Non è che se gioco a softair avrò il coraggio di sparare veramente a qualcuno, non credo proprio che sarò in grado di farlo! Ripeto, quando spariamo durante una partita lo facciamo per eliminare una persona dal gioco e niente di più.

Non credi che ci sia sempre qualcuno che lo prende sul serio? Non ti sembra pericoloso questo?

Sicuramente, c'è chi prende questo gioco seriamente, come stile di vita, come se si dovesse preparare ad una guerra e questo è uno dei "difetti", oltre alla violenza, di questo sport. Il rischio è proprio questo, perché alla fine ognuno di noi, da solo, deve rendersi conto di dove sta il confine tra finzione e realtà. Dipende tutto da come prendi questo gioco, ma non credo che per questo debba essere bandito. Tutti quelli che lo praticano devono comunque essere consapevoli che è uno sport.

(articolo scritto per lafragola.it nell'anno scolastico 2003/2004)

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