Pubblicato più di un anno fa
Francesca Mandalà
La sempre maggiore concentrazione di "gas serra" nell'aria, sostanze per lo più prodotte attività industriali, porta ad un aumento della quantità di calore nell'atmosfera e, dunque, della temperatura sul nostro pianeta. I gas incriminati sono: anidride carbonica, metano, protossido di azoto, fluorocarburi idrati, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo; questi sono anche i protagonisti principali del Protocollo di Kyoto, che prevede una riduzione almeno del 5% delle emissioni antropogeniche di gas detti "serra". La percentuale di riduzione delle emissioni non è la stessa per tutti i paesi, ma varia in base all'effettiva produzione di sostanze dannose per l'ambiente. Gli Stati Uniti sono, ad esempio, i maggiori emettitori mondiali di gas serra e dovrebbero ridurre la loro produzione del 6%.
Il Protocollo di Kyoto è rivolto esclusivamente ai paesi industrializzati e a quelli ad economia in transizione, i suoi obiettivi sembrano però particolarmente gravosi per Stati Uniti, Giappone, Canada e Nuova Zelanda. È necessario che le potenze internazionali prendano parte al Protocollo in modo da evitare che le attività umane non creino pericolose interferenze con l'equilibrio climatico e con quello ambientale globale, e che non provochino cambiamenti climatici ed ambientali che non permettano l'adattamento sia degli ecosistemi sia dell'umanità.
Gli effetti principali di una massiccia non-adesione al Protocollo di Kyoto sarebbero: un graduale aumento del riscaldamento globale che porterebbe a conseguenze catastrofiche come l'innalzamento dei livelli dei mari e ad una loro crescente tropicalizzazione, alterazioni climatiche, effetti sanitari (diffusione di nuove malattie di tipo tropicale) e distruzione delle specie animali.
L'unico rimedio possibile è quello di una cooperazione internazionale ai fini dello sviluppo sostenibile, che consiste nel diminuire le emissioni, nelle opere di forestazione in modo da garantire una massiccia presenza di assorbitori di gas di serra e nell'utilizzo di nuove fonti energetiche alternative e meno inquinanti, quali l'energia eolica, solare, idroelettrica... Gli obblighi previsti dalla UN-FCCC (Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici) sono soprattutto di natura politica e socio-economica nazionale ed internazionale e prevedono una crescita economica e un benessere sociale con bassi impatti ambientali, mentre gli obblighi di tecnico-scientifici e culturali riguardano la partecipazione a programmi di ricerca scientifica internazionale e l'informazione del pubblico, la diffusione di informazioni sui problemi e le implicazioni dei cambiamenti climatici.
Una maggiore informazione e interesse nei confronti dello sviluppo sostenibile basterebbero a migliorare notevolmente la situazione climatica ed ambientale globale; nonostante sia vero che l'applicazione di sistemi di produzione di energia alternativa sia costosa e il loro risultato sia talvolta relativo, non è impossibile l'indipendenza dalle solite fonti energetiche come petrolio e metano. In Svezia, ad esempio, i rifiuti organici vengono riutilizzati per la produzione di biogas e il resto serve a fornire il riscaldamento nelle abitazioni. La Navarra, invece, produce il 61% dell'energia "buona" in Spagna, grazie soprattutto all'utilizzo dell'energia eolica e di quella solare.
Aderire al Protocollo di Kyoto non è, dunque, una scelta limitata all'economia nazionale di un Paese, ma si allarga fino a raggiungere importanza per la salute dell'intera Terra; basti pensare che un calo di produzione del 6-7%, senza gravi conseguenze sull'economia interna di una nazione, potrebbe invece migliorare nettamente le condizioni del pianeta concretizzando l'illusione umana di abitare un mondo vivibile.
(articolo scritto per lafragola.it nell'anno scolastico 2003/2004)
