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studenti di 5aD e 5aN
Venerdì 14 ottobre, alla Bidachem, azienda del gruppo Boehringer Ingelheim, gli studenti delle classi 5aD e 5aN hanno seguito un incontro inserito in un programma di eventi itineranti sul tema dell'innovazione e produzione di valore in un settore come quello dell'industria farmaceutica che contribuisce alla crescita del Paese.
Ha assunto il ruolo di moderatore Alberto Mingardi, direttore dell'Istituto Bruno Leoni. Ai saluti di Anna Maria Porrini, presidente del Gruppo Boehringer Ingelheim, sono seguiti gli interventi di Daniele Finocchiaro, vice presidente di Farmindustria, Marco Fortis, vice presidente della Fondazione Edison, e Leonardo Ambrosini, amministratore delegato della Bidachem.
Nella prima parte della mattinata sono stati presentati fatti e cifre dell'industria farmaceutica in Lombardia: si tratta di un settore manifatturiero di eccellenza per incidenza sull’export, per presenza di aziende e centri di ricerca, numero di addetti e investimenti. L'Italia risulta essere il secondo produttore di farmaci nell'Unione Europea, dopo la Germania, e aspiran a diventare il primo. Da un confronto con il pil emerge l'importanza del settore farmaceutico per l'economia nazionale poiché dal 2010 al 2015 è primo per crescita della produzione industriale, dell’export e della produttività. Negli ultimi anni le assunzioni sono in aumento e la qualità delle risorse umane risulta essere un grande fattore di competitività e di attrazione per gli investimenti nel Paese. Oggi le strategie adottate dalle imprese del farmaco puntano sulla digitalizzazione dei processi produttivi, della ricerca, dell'innovazione e delle terapie.
Intorno alle 11.30 si è tenuta una tavola rotonda con illustri personaggi dell'industria, tra cui Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, Guido Venturini, direttore generale della Confindustria di Bergamo, Andrea Cavalli dell'Istituto Italiano di Tecnologia e altri, tra cui Emilia Grazia De Biasi, presidente della Commissione di Igiene e Sanità del Senato.
Dal dibattito è emerso che la Lombardia sta risalendo la classifica della competitività. Tra i temi del futuro sono stati affrontati l'importanza del progetto “Human Technopole” che punta a costruire un grande polo scientifico nell'ex area Expo in cui sorgeranno centri di ricerca mondiali, a far confluire a Milano i migliori ricercatori, a trasferire l'EMA (Agenzia Europea avente quale scopo la valutazione e il monitoraggio dei medicinali) da Londra a Milano, dopo la Brexit, e infine la trasformazione della ricerca in industria.
L’alunna Sophia Valsecchi commenta con la seguente riflessione: «Credo che per noi giovani potrebbe essere una grossa opportunità se si riuscisse a trasferire l’EMA a Milano, potrebbe offrire nuovi posti di lavoro in questo settore che, come esposto alla conferenza, è in continuo sviluppo e questo potrebbe offrirci opportunità per il futuro. Inoltre credo potrebbe diventare un punto forte dell nostro Paese in quanto sarebbe l’unico in tutta Europa».
Si è evidenziato per i nostri studenti l'obiettivo dell’autoimpiego più che del trovare lavoro in azienda. Sono stati dati ai ragazzi numerosi spunti di riflessione. A tal proposito l’alunna Carla Aresi così commenta: «Un punto di forza di questo incontro è stato proprio l'interazione con gli studenti. Spesso i relatori intervenivano per darci consigli e delucidazioni sul mondo del lavoro, nello specifico per quanto riguarda l'industria farmaceutica. In questo modo sono riusciti a stimolarci e a farci capire che possiamo veramente dare il nostro contributo alla ricerca e al lavoro del futuro».
Si è parlato anche dell'importanza della legge regionale n. 11 del 19 febbraio 2014, “Impresa Lombardia: per la libertà d'impresa, il lavoro e la competitività”, in cui si afferma la volontà di mantenere in Italia le nostre aziende promuovendo processi innovativi e competitivi. È stata citata l'iniziativa “Manifattura 4.0”, ossia l'integrazione di servizi, internet e tecnologie informatiche nella produzione industriale. La Lombardia rappresenta un riferimento nella ricerca e a breve verrà approvata una nuova legge specifica per l'ambito dell'innovazione in questa regione. Occorre un piano strategico annuale che comprenda meno burocrazia e strumenti più semplici e immediati.
Il direttore di Confindustria sostiene che il segreto del successo sia nel gioco di squadra. Ha invitato gli studenti a considerare l'internazionalizzazione, ossia la capacità di essere cittadini del mondo in merito a competenze di studio, di lingua, di disponibilità a viaggiare, oltre a saper stare insieme agli altri e dialogare. Oggi non basta essere i migliori: bisogna essere leader entrando in sintonia con gli altri. Sono richiesti giovani dalla mente aperta, coraggiosi, creativi e competenti.
Un intervento molto significativo ha riguardato la diffusione delle nuove tecnologie medicali, i “Big Data”. Si tratta dello sviluppo delle e-health che con le smart medical technologies offrono nuove opzioni terapeutiche. L'obiettivo è quello di innestare la ricerca genomica in modo strutturato nella medicina. Questo esiste già, ma è delegato al singolo medico che identifica una mutazione genetica e, se questa è associata a una certa malattia, prescrive il farmaco x invece di y. Il sequenziamento del genoma che serve al medico stesso oggi gli viene inviato anche tramite e-mail. Si comprende che sarebbe opportuno creare due infrastrutture: una per il sequenziamento del DNA di numerose persone e una che sia un database facilmente fruibile dal medico, come una banca dati internazionale che in tempo reale e in modo informatizzato permetta di capire quale farmaco applicare.
In Italia manca la tecnologia. Dobbiamo accelerare la capacità di interpretarci e occorre creare una medicina su misura. Maggiori saranno i dati a cui si potrà accedere e migliori saranno gli interventi nelle terapie. In America si prevede di sequenziare 100.000 genomi entro il 2018. Questo progetto deve riguardare ogni singolo Paese proprio perché i genotipi di popolazioni diverse sono differenti. Ci si chiede se l'Italia sia pronta per tutte queste innovazioni.
La risposta è giunta dal presidente di Farmindustria che sostiene che l'Italia vera non è quella letta su internet. In questi ultimi 3 anni il Governo ha dato una certa stabilità ma il Paese è ancora penalizzato per le politiche precedenti. Il Roadshow (eventi itineranti) nelle aziende serve proprio per far comprendere che la sostenibilità va valorizzata. Su certi blog c’è chi vuole far passare il concetto che i farmaci siano tutti uguali; i pazienti sono diversi e i farmaci che sembrano uguali ma che costano meno hanno conseguenze diverse in base al singolo paziente. Per questioni economiche non si vuole capire che lo stesso farmaco non può essere somministrato a tutti e sortire gli stessi effetti. In 10 anni sono stati effettuati 40 tagli e il fenomeno del “pay back” è particolarmente sentito nell'industria farmaceutica: lo Stato fissa una spesa per i farmaci a inizio anno e se spende di più, le aziende farmaceutiche devono coprire la perdita.
Il 70% di inefficienza viene pagato dalle imprese lombarde ed è come se fossero tasse sul mancato finanziamento. Ciò che interessa è una buona “governance” per gestire al meglio il settore dell'impresa in Italia. Sui blog si scrive che si dovrebbe creare un'industria farmaceutica di Stato; dopo 12 anni sarà veramente in commercio il nuovo farmaco? Quanti malati di cancro superano la soglia dei 5 anni oggi? 2 su 3 contro 1 su 3 di poco tempo fa. L'orologio della vita esposto all'interno della Bidachem ci dice che grazie ai farmaci ogni 4 mesi di vita ne guadagniamo circa uno rispetto alla generazione precedente.
La partecipazione delle classi 5aD e 5aN a questo incontro è risultata positiva e ha suscitato molto interesse da parte degli studenti che hanno portato a casa parecchie informazioni su cui riflettere e hanno colto dati significativi per scelte future. L’alunno Marco Riva commenta l’incontro con la seguente riflessione: «"Innovazione e produzione di valore": questo è stato il titolo del meeting tenuto presso l'azienda Bidachem del gruppo Boeringher Ingelheim. Sin dal primo intervento del mediatore Mingardi mi sono sentito partecipe dei discorsi e del dibattito tenuto. Spesso dai giornali e dalla televisione sentiamo che l'Italia non sempre risulta in grado di affiancarsi alle grande potenze mondiali riguardo alla ricerca e allo sviluppo industriale, ma venerdì ho capito che non tutto ciò che viene trasmesso è vero e l'industria farmaceutica ne è la prova: negli ultimi due anni le imprese del farmaco hanno rafforzato la loro leadership nel sistema italiano della ricerca con un forte incremento degli investimenti. Valori che possono ancora migliorare. Si è ribadito spesso che un farmaco prima di essere messo in commercio richiede 10-15 anni di studio, oltre ad investimenti che possono superare i 2,5 miliardi di euro, considerando che solo una sostanza su diecimila supera i numerosi test per diventare un farmaco. Aspetto economico che fa molto riflettere e capire quanto l'industria farmaceutica pesi all'interno dell'economia italiana, ma ciò che davvero mi ha fatto entrare nel vivo della tavola rotonda sono stati i forti richiami rivolti agli studenti. La sfida è stata lanciata proprio a noi: il settore farmaceutico e in particolare l'Italia ha bisogno di menti aperte, pronte a diventare cittadini del mondo e in grado di dialogare con gli altri per trovare la soluzione migliore, solo così è possibile diventare leader».
L’alunno Alessandro Arcari così esprime la sua idea: «Da un punto di vista prettamente personale, questa esperienza non ha avuto solo un riscontro positivamente formativo. Infatti, poiché progetto di entrare in questo stimolante campo scientifico, in particolare di riuscire a compiere ricerca nell'ambito biomedico, l'incontro mi ha dato la speranza di poterlo fare in futuro senza allontanarmi dalla mia terra. Leggo infatti spesso sui giornali le storie di giovani che sono dovuti emigrare perché non hanno trovato spazio in Italia, il - ahinoi - celeberrimo fenomeno della "fuga dei cervelli", e così si era in me sviluppata la consapevolezza che sarebbe toccato anche a me. Oggi invece ho leggermente piú speranza di poter trovare impiego senza dover fuggire».
L’alunno Luca Marchetto commenta così: «La tavola rotonda è stata un'esperienza molto significativa per noi alunni, in quanto ha offerto molti spunti per analizzare e per capire il campo della farmaceutica. In particolare ha colpito l'obiettività di alcuni relatori che hanno mostrato con chiarezza i legami tra farmaceutica ed etica con appropriati riferimenti all'ambito economico. Tutto quello che è stato spiegato è stato assorbito appieno da noi studenti, rimasti veramente colpiti da questo confronto di opinioni. Forse si sarebbe potuto ridurre il quantitativo di dati, dato che non ci sono rimasti molto impressi ad eccezione di quelli veramente significativi».
Infine, l’alunno Andrea Ravasio pone alcuni quesiti, forse in modo un po’ provocatorio, che fanno riflettere: «L'esperienza vissuta alla Bidachem è stata sicuramente formativa dal punto di vista didattico. È stato interessante ascoltare la concezione che si sta formando in questi anni del giovane che vuole fare carriera nell'ambito dell'industria chimico-farmaceutica: egli deve avere basi culturali solide e conoscere la materia, ma al contempo deve essere aperto alle novità, mostrare di possedere capacità di dialogo e di sapersi relazionare con le altre persone. Un individuo in possesso di queste capacità e di queste conoscenze può aspirare a diventare il direttore (leader) di un'industria chimico-farmaceutica, che in un contesto come quello italiano, dove il mercato farmaceutico è solido e in continua crescita, rappresenta una figura destinata ad acquisire nel tempo sempre maggior prestigio. Tuttavia potrebbe risultare interessante porsi alcune domande sull'argomento: dalla conferenza infatti è emersa chiaramente la volontà dei dirigenti dell'azienda e degli enti coinvolti nella ricerca e nella produzione di farmaci di favorire il progresso industriale in questo campo al fine di conseguire risultati migliori. Uno scopo, questo, lecito e comune a molti dirigenti aziendali, ma l'industrializzazione aggressiva e in costante via di sviluppo sul territorio italiano che riscontri potrebbe avere dal punto di vista ambientale e sociale? Un' altra problematica potrebbe essere legata al fine stesso del farmaco, cioè quello di curare le persone che lo assumono. Ma in un mondo dove le difficoltà relative alla sovrappopolazione stanno diventando sempre più evidenti, è saggio continuare ad allungare la vita media della popolazione? Quali sono le reali controindicazioni della produzione di farmaci sempre più efficienti dal punto di vista dell'aumento demografico mondiale?».