Pubblicato più di un anno fa
Davide Bugini
Lunedì 4 dicembre 2006, sede Rai di Saxa Rubra. In studio di registrazione, seduti ai nostri posti di combattimento, l’emozione è palpabile. C’è chi dichiara con un sorriso quanto è emozionato e chi butta lì un discorso, poco udito per la verità, alla truppa: «O cadremo da eroi o vinceremo da eroi: comunque vada, sarà un successo». Inizia la trasmissione: i conduttori parlano e noi lì ad ascoltare, per distrarci. Quindi le presentazioni e le domande di routine sul paese di provenienza. Vorresti rispondere: «Che c’è a Caravaggio, oltre la nebbia?», ma non è il caso di fare battute.
Al primo gioco siamo tutti agitati, non solo Martina e Gualtiero, che il gioco lo fanno: ora ci sentiamo un tutt’uno con loro. Poi la stroncatura: la presentazione non piace. Lo svantaggio iniziale prima abbatte, poi infiamma ancor più gli animi: dobbiamo vincere, per noi e per le nostre professoresse.
Rapidi rispondiamo alle prime tre domande sul nostro amico De Amicis: nessun problema, lo squadrone d’esperti risponde, fatto! Il secondo gioco prevede che la classe scelga tre domande per gli avversari di Gela, e tutti ci ammassiamo: scelte, lette, poste. Rispondono a due su tre: 15 a 15. Il pareggio ci piace, e ci gasa. Libro misterioso, che come Cuore e Arancia meccanica ha per protagonista uno studente: all’inizio siamo in alto mare, poi a poco a poco si fa strada l’idea. Qualcuno chiede se non sia quel libro di Do-stoevskij... L’illuminazione: come sento “in russo” si suona per prenotare la risposta: è Delitto e castigo. E vinciamo. Si va avanti. L’entusiasmo aumenta. Altro gioco, di nuovo vittoria.
Ma ecco che sulla domanda da 15 punti, a luci abbassate, per fretta, per tensione, per chissà che, capisco male la risposta e male la riferisco: errore! Il mondo mi crolla addosso, mi sento in colpa. La classe invece mi si stringe intorno, tutta (grazie!): non c’è tempo per accusarsi, possiamo ancora vincere, c’è quella da 30 punti. E come sia andata al domandone, è storia: una risposta controllata più e più volte non poteva che essere esatta, ma in quel momento, data la risposta... una pausa, la sistole s’è fermata, anch’essa in attesa. Poi: «Caravaggio vince la puntata», e siamo esplosi!
Il giorno dopo la trasmissione, andata in onda il 17, qualcuno m’avvicina complimentandosi per la sicurezza che avremmo dimostrata in tv; un altro scherza sulla falsa disinvoltura che mostravo, ruotando sulla sedia per ingannare l’emozione. Chi ha ragione? La verità è una sola: eravamo tesi come corde di violino. Ma si sa, il tubo catodico è ingannevole.
(articolo pubblicato su "Il Galileo" di gennaio 2007 - "Popolo Cattolico" del 20 gennaio 2007)
